Al Dio sconosciuto di John Steinbeck, prima edizione originale 1933, prima edizione italiana 1946
Il west, l’ambito west con la sua tanta terra da coltivare, da fare propria, da chiamare casa.
Joseph lascia i luoghi nativi e la famiglia per stabilirsi nel West dove si fa assegnare una grande tenuta. Vi costruisce la sua casa e inizia a lavorare la terra. Quindi invita il resto della famiglia a raggiungerlo.
I fratelli con le famiglie accorrono e si fanno assegnare altra terra. E tutto inizia a filare liscio come l’olio. La terra produce, il bestiame prospera, le famiglie si ambientano e Joseph prende moglie.
Non mancano fatalità e sventure, tutto sommato cose che possono accadere anche se non dovrebbero…
Finché ciò che davvero non dovrebbe accadere accade: il cielo non dà pioggia per periodi sempre più lunghi.
Steinbeck ha sempre prediletto le storie tristi, quelle fin troppo reali degli uomini e delle donne che per sopravvivere devono ingaggiare una costante lotta con la natura, con gli elementi, con le contingenze della vita.
Un classico della letteratura americana, sicuramente poco adatto a chi cerca una lettura di distensione o di evasione, ma sicuramente tanto sostanzioso per contenuti e per descrizioni, reso ancor più pregevole dalla traduzione di Eugenio Montale.
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